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Frequently Asked Questions

 

Se adeguatamente riabilitato il bambino può superare le difficoltà relative a questo disturbo?

La Disprassia è una condizione che persiste per tutta la durata della vita dell’individuo, con outcome tanto più favorevoli quanto più la diagnosi è precoce e il percorso riabilitativo intrapreso adeguato. Con il giusto intervento, tutti gli individui, nel rispetto delle proprie abilità e competenze,  possono assolvere in modo soddisfacente alla maggior parte delle richieste ambientali, attraverso l’individuazione di strategie adeguate e personalizzate.

 

 

Esiste una terapia “specifica” per la disprassia?

Si, esiste un modello di intervento specifico, personalizzato sulla base delle esigenze del soggetto disprattico. In particolare, la nostra Associazione è organizzata in gruppi di lavoro che da molti anni si occupano di disprassia e, portando avanti parallelamente progetti di ricerca specifici, sono specializzati nella valutazione, diagnosi e riabilitazione di questo disturbo.

 

 

A chi ci si può rivolgere se si osservano segnali di disprassia?

Nel caso in cui si sospetti la presenza di una disprassia, è consigliabile rivolgersi ai servizi territoriali o a centri specializzati per i disturbi dell’età evolutiva dove siano presenti Neuropsichiatri Infantili, Neuropsicologi, TNPEE, Logopedisti e/o altre figure professionali che, a vario titolo, si occupano della riabilitazione di soggetti disprattici.

 

 

Esiste una variabilità dei tempi di acquisizione delle competenze motorie?

Sì, esiste una variabilità dei tempi di acquisizione delle competenze motorie. Di conseguenza, non bisogna allarmarsi se alcune tappe evolutive vengono raggiunte in ritardo. Da sottolineare che spesso la tappa del gattonamento è assente.

Esiste, però, un intervallo di tempo entro il quale la nuova competenza motoria deve essere acquisita. Ad esempio, se un bambino a 16/18 mesi non cammina ancora autonomamente oppure,ha avuto difficolta’ nei cambi di posizione  ed ha amncato la tappa del gattonamento  è consigliabile approfondire queste difficoltà e monitorarne lo sviluppo, attraverso una valutazione specifica.

 

 

Esiste la possibilità che le difficoltà prassiche coesistano con altri disturbi?

Sì, spesso tratti disprattici sono presenti nei Disturbi del Linguaggio (soprattutto intesi come deficit di produzione verbale), nei Disturbi Specifici di Apprendimento, nei Disturbi dello Spettro Autistico, nell’ADHD, nella disabilità intellettiva e in altri disturbi del neurosviluppo;

 

 

Come si presenta il bambino disprattico? Quali sono i primi segnali che si osservano?

Il bambino disprattico, in genere, non si sa “organizzare” nelle “azioni” che compie.

Si muove in maniera poco agile, sembra impacciato e spesso non sa usare diversi segmenti corporei contemporaneamente; per esempio, mentre in genere i bambini a sviluppo tipico imparano ad usare il triciclo e poi ad andare in bicicletta facilmente compiendo questo passaggio in un tempo relativamente veloce, i bambini disprattici hanno difficoltà nell’imparare ad andare in bicicletta e spesso ci riescono solo molto più tardi rispetto ai coetanei.

In generale, si riscontra un rallentamento nel raggiungimento delle diverse tappe dello sviluppo motorio e spesso anche linguistico.

Caratteristica è inoltre la presenza di uno scarso tono posturale, con ipotonia più marcata soprattutto a livello degli arti superiori e spesso di iperlassità ligamentosa.

 

Tra i segnali più precoci possiamo osservare:

  • gioco povero e ripetitivo
  • difficoltà manuali: nelle AVQ (attività di vita quotidiana),  ad esempio, nell’abbigliamento (non si sa spogliare e soprattutto non riesce a vestirsi da solo); nell’uso delle posate; nell’igiene personale; nell’uso delle forbici ecc…
  • difficoltà nell’oculomozione, ovvero nella coordinazione dei movimenti di sguardo, importanti per lo sviluppo di abilità necessarie all’apprendimento scolastico (lettura, scrittura, abilità visuo-spaziali…)
  • difficoltà nel disegno: sin dalla scuola materna spesso si rifiuta di disegnare e la produzione risulta immatura rispetto a quella attesa per l’età
  • difficoltà nell’alimentazione: ad esempio, in fase neonatale problemi di suzione e, successivamente, selettività alimentare
  • difficoltà a mantenere l’attenzione
  • ritardo nello sviluppo linguaggio: spesso alcuni suoni della lingua sono di difficile acquisizione e, anche quando siano stati acquisiti, la loro posizione all’interno delle parole risulta non corretta PER DEFICIT DI COARTICOLAZIONE  (ad es. la parola “serpente”, potrebbe diventare “pepete”). Nei casi piu’ gravi può essere presente disprassia verbale con assenza di produzione o presenza di eloquio inintellegibile.

 

 

Ci sono degli indicatori di rischio per la disprassia?

Sì, ad esempio sono da considerare a rischio bambini immaturi o prematuri e a basso peso, ma anche postmaturi (dopo la 41 settimana) oppure casi in cui si sia verificata una lieve sofferenza pre e/o perinatale (durante la gravidanza o al momento del parto).

 

 

E’ una difficoltà frequente nei bambini?

Si tratta di una difficoltà molto frequente in tutti quei bambini che presentano uno sviluppo non tipico.

 

 

Qual’è l’origine della disprassia?

Questa è una domanda veramente difficile! Si ipotizza che ci sia un rallentamento nella organizzazione e proliferazione delle reti neurali o che manchi un pieno collegamento tra le aree anteriori e posteriori del cervello. Pur non conoscendo in modo preciso la causa di questa condizione, c’è un accordo generale nel considerarla un disturbo specifico dello sviluppo neurobiologico.

 

 

La diagnosi può avvalersi di indagini strumentali come la TAC o la Risonanza Magnetica ?

Nella maggior parte dei casi questi esami risultano negativi perché gli studi condotti finora, avvalendosi di questi strumenti, non hanno evidenziato in maniera univoca alterazioni cerebrali significative collegate in modo specifico a questo disturbo, al punto da poter essere considerate marker predittivi.

 

 

Gli effetti della disprassia sono limitati agli aspetti della coordinazione motoria?

In  effetti  no, perché la disprassia (inclusa nel DCD) può avere un impatto significativo su vari aspetti dello sviluppo del soggetto interessato. Infatti, le difficoltà soprattutto di programmazione e di sequenzialità presentate dall’individuo disprattico nelle varie fasi della sua crescita, tendono a manifestarsi in diverse aree: linguaggio, disegno, lettura, scrittura, calcolo, produzione orale e scritta, come conseguenza del deficit di pianificazione che si rende più evidente soprattutto in età scolare, man mano che aumenta la complessità del compito e delle richieste ed è quindi necessario tenere insieme più variabili contemporaneamente (deficit nel multitasking).

 

 

Cosa significano le parole programmazione, esecuzione di un “atto motorio” e sequenzialità?

  • La programmazione è la capacità di pianificare nel tempo e nello spazio le diverse fasi di un’azione.
  • L’esecuzione di un “atto motorio” è la realizzazione di un’azione pianificata e finalizzata ad un preciso scopo e obiettivo.
  • La sequenzialità consiste nell’ordinare in modo corretto le diverse fasi di un progetto d’azione. Le capacità sequenziali sono deficitarie nei soggetti disprattici e strettamente correlate al deficit di pianificazione

 

 

Esistono test standardizzati per la diagnosi di disprassia in età adulta?

No, purtroppo non esistono test standardizzati e linee guida per la valutazione e la diagnosi in età adulta. Attualmente, per la diagnosi, si tiene conto di dati anamnestici suggestivi di disprassia e si ricorre a osservazioni di tipo qualitativo basate sull’esperienza clinica.

 

 

Cos’è la disprassia?

Prassia dal greco praxis ha il significato di “azione compiuta”, quindi disprassia significa difficoltà nel “saper fare o compiere un’azione”; si tratta di una difficoltà nella rappresentazione,  programmazione ed esecuzione di atti motori in sequenza, finalizzati ad un preciso scopo.