FAQ

Frequently Asked Questions

Se adeguatamente riabilitato il bambino può superare le difficoltà che gli comporta questo disturbo?
La prognosi è condizionata molto dalla precocità della diagnosi e dell’intervento e dal tipo di terapia intrapresa; ma la completa riabilitazione, per alcune forme più severe di disprassia è difficile da quantificare.
Tutti i bambini possono comunque essere messi nelle condizioni di svolgere in modo soddisfacente la maggior parte delle richieste che l’ambiente gli proporrà, se sono stati “educati” ed aiutati a trovare strategie adeguate per la soluzione di compiti a vari livelli di competenza.

Esiste una terapia “specifica” per la disprassia?
Si, questa terapia esiste ed è assolutamente specifica. In particolare la nostra Associazione è organizzata intorno a gruppi di lavoro che si occupano da molti anni di disprassia sia dal punto di vista della ricerca che della valutazione, della diagnosi e della riabilitazione.

A chi ci si può rivolgere se si osservano segnali di disprassia?
La prognosi è condizionata molto dalla precocità della diagnosi e ai servizi territoriali o a Centri specializzati per i disturbi dell’Età Evolutiva dove sono presenti Neuropsichiatri Infantili, Neuropsicologi, Terapisti, Logopedisti.

Esiste una variabilità dei tempi di acquisizione delle competenze motorie?
Si, esiste una variabilità dei tempi di acquisizione e quindi non ci si deve preoccupare immediatamente se un bambino, per esempio, tarda qualche mese a camminare autonomamente. Esiste però un intervallo di tempo entro il quale la nuova competenza motoria si deve realizzare.

Di conseguenza, per tornare all’esempio, se un bambino a 15/18 mesi non cammina ancora, senza allarmarsi, si potrebbe chiedere consiglio per valutare meglio tale difficoltà; oppure, se a due anni ancora non comunica verbalmente o possiede solo cinque/sei suoni della Lingua di appartenenza (foni) è consigliabile monitorare l’evoluzione del linguaggio entro i successivi sei mesi.

Esiste la possibilità che le difficoltà prassiche coesistano con altre difficoltà?
Si, spesso tratti disprattici sono presenti nei disturbi del linguaggio e nei disturbi di apprendimento, nei disturbi pervasivi dello sviluppo e nel ritardo mentale; in generale difficoltà nella organizzazione prassico si possono trovare in molti disturbi dello sviluppo.

Come si presenta il bambino disprattico?
Il bambino disprattico, in genere, non si sa “organizzare” nelle “azioni” che compie:

  • il gioco risulta povero e ripetitivo
  • non si sa spogliare e soprattutto non riesce a vestirsi da solo
  • è difficile che attivi spontaneamente la capacità di disegnare
  • Il disegno appare, comunque, anch’esso, povero
  • in scuola materna spesso rifiuta di disegnare
  • il linguaggio fatica a decollare. Spesso alcuni suoni della lingua sono di difficile acquisizione e allorquando siano stati acquisiti la loro posizione all’interno delle parole risulta non corretta. Per fare un esempio la parola “serpente” potrebbe divenire “pepette”.

Quali sono i primi segnali che si osservano?
Vi è spesso un rallentamento nelle diverse fasi dello sviluppo motorio e spesso anche linguistico; Il bambino si muove in maniera poco agile, sembra impacciato e spesso non sa usare diversi segmenti corporei contemporaneamente; per esempio mentre in genere i bambini imparano ad usare il triciclo e poi ad andare in bicicletta facilmente facendo dei tentavi con le rotelle e poi abbandonandole in un tempo relativamente veloce, i bambini disprattici hanno difficoltà nell’imparare ad andare in bicicletta e spesso ci riescono solo molto più tardi degli altri bambini.

Ci sono degli indicatori di rischio per la disprassia?
Si, ad esempio sono da considerare a rischio bambini immaturi o prematuri e a basso peso, oppure casi in cui si sia verificata una lieve sofferenza pre e/o perinatale ( durante la gravidanza o al momento del parto).

E’ una difficoltà frequente nei bambini?
Si tratta di una difficoltà molto frequente in tutti quei bambini che presentano uno sviluppo non tipico.

Questo deficit di collegamento neurale è documentabile con la TAC o con la Risonanza Magnetica?
Nella maggior parte dei casi questi esami risultano negativi perché la tecnologia non ha ancora raggiunto un livello tale da riscontrare deficit nelle reti neurali o atipie infinitesimali della morfologia del cervello.

Qual’è l’origine della disprassia?
Questa è una domanda veramente difficile! Si ipotizza che ci sia un rallentamento nella organizzazione e proliferazione delle reti neurali o che manchi un pieno collegamento tra le aree anteriori e posteriori del cervello. Pur non conoscendo in modo preciso la causa di questa difficoltà, c’è un accordo generale nel considerarla un disturbo specifico dello sviluppo neurobiologico.

Gli effetti della disprassia sono limitati agli aspetti della coordinazione motoria?
Purtroppo no; perché le difficoltà soprattutto di programmazione e di sequenza nelle varie fasi di crescita del bambino, se non prese in considerazione in modo corretto, tendono a presentarsi nelle diverse aree dello sviluppo: linguaggio, disegno, lettura, scrittura, calcolo e organizzazione sia del racconto che del testo.

Cosa significano le parole programmazione, esecuzione, atto motorio e sequenza?

  • Programmazione è la capacità di organizzare temporalmente le diverse fasi di un’azione.
  • Esecuzione è la possibilità che le varie parti del corpo collaborino per realizzare un’azione.
  • Sequenza consiste nell’ordinare in modo corretto le fasi di un progetto d’azione.
  • Atto motorio è l’esecuzione di un progetto finalizzato di movimento.

Cos’è la disprassia?
Prassia dal greco praxis ha il significato di “azione compiuta” quindi disprassia significa difficoltà nel “saper fare o compiere un’azione”; si tratta di una difficoltà di programmazione e quindi di esecuzione di atti motori in sequenza, finalizzati ad un preciso scopo.

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