Disprassia verbale

Definizione, valutazione e terapia

Scritto da presidente aidee Dott.ssa Sabbdadini, Docente Università degli Studi di Roma Tor Vergata – IRCCS Santa Lucia, Roma

Introduzione

La disprassia verbale é inclusa tra i disturbi specifici del linguaggio (DSL), ma è presente spesso anche in casi di deficit di linguaggio in diverse sindromi; comporta deficit a diversi livelli:

  • pianificazione ed esecuzione sia fonetica che fonologica
  • decodifica e processamento fonologico e morfosintattico
  • deficit di coarticolazione sequenziale di fonemi sillabe e parole
  • assenza di prosodia
  • comprensione linguistica (con deficit meno marcato rispetto al grosso deficit di produzione verbale)
  • disprassia orale (non sempre presente) che comporta deficit dell’apprato fonatorio, ovvero ad es. scialorrea , scarsa motilità della lingua, difficoltà nelle prassie orali.

Una corretta diagnosi richiede tempi lunghi di valutazione ed ugualmente lunghi sono i tempi per l’acquisizione delle competenze linguistiche in funzione anche alla stimolabilità del bambino e alla sua modificabilità. La diagnosi di disprassia verbale è spesso associata ad un disturbo generalizzato della coordinazione motoria.

Di conseguenza la disprassia verbale si colloca spesso all’interno di un quadro di disprassia generalizzata: un disturbo con eterogenea classe di deficit che investe la capacità di ideare, organizzare, pianificare ed eseguire azioni volontarie deputate ad uno scopo