Cosa è la disprassia?

Secondo il DSM-5 la Disprassia viene generalmente inclusa nella definizione di DCD (Developmental Coordination Disorder, in italiano Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione), inserito nella sezione “DISTURBI DEL MOVIMENTO” , con il codice 315.4. La diagnosi di questo disturbo, secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, necessita dei seguenti criteri:

 

  1. L’acquisizione e l’esecuzione di abilità motorie coordinate risultano notevolmente inferiori rispetto a quanto atteso per l’età e per l’opportunità che l’individuo ha avuto di apprendere e utilizzare tali abilità. Le difficoltà si manifestano con goffagine, lentezza e imprecisione nel movimento.
  2. Il deficit delle abilità motorie interferisce in modo significativo e persistente con le attività della vita quotidiana ed ha un’ impatto sulla produttività scolastica, sulle attività pre-professionali e professionali, sul tempo libero e sul gioco.
  3. L’esordio dei sintomi avviene nel primo periodo dello sviluppo (clinicamente non viene fatta diagnosi prima dei 5 anni, anche se è bene riconoscerlo prima possibile).
  4. I deficit delle abilità motorie non sono meglio spiegati da disabilità intellettiva o da deficit visivo e non sono attribuibili ad una condizione neurologica che influenza il movimento.

 

Nell’ICD-10, invece, la Disprassia viene classificata come Disturbo Evolutivo Specifico della Funzione Motoria, identificato con il codice F82. Attualmente questo è il sistema di classificazione ANCORA maggiormente utilizzato nelle diagnosi.

 

Nell’ICD-10, il Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione viene descritto secondo i seguenti criteri:

  1. Disturbo in cui la caratteristica principale è una grave compromissione dello sviluppo della coordinazione motoria che non è spiegabile in termini di disabilità intellettiva generale o di qualsiasi disordine neurologico specifico, congenito o acquisito.
  2. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, un attento esame clinico mostra segni di immaturità dello sviluppo neurologico, quali movimenti coreiformi degli arti, movimenti a specchio e altre caratteristiche motorie associate, nonché segni di compromissione della motricità grossolana e fine.
  3. La definizione esclude anomalie della mobilità e della deambulazione, mancanza isolata di coordinazione e compromissione motoria secondaria a ritardo mentale o associata ad altri disturbi medici e psicosociali.

 

La disprassia è QUINDI  riconosciuta come un disturbo congenito o acquisito precocemente che, pur non alterando nella sua globalità lo sviluppo motorio, comporta difficoltà nella gestione dei movimenti comunemente utilizzati nelle attività quotidiane (ad es. vestirsi, svestirsi, allacciarsi le scarpe) e nel compiere gesti espressivi che servono a comunicare emozioni, stati d’animo; inoltre è deficitaria la capacità di compiere abilità manuali e abilità gestuali a contenuto prevalentemente simbolico.

 

Importante sottolineare che nei casi di  disprassia  il deficit non riguarda   semplicemente  l’esecuzione di schemi di  movimento, ma investe la capacita’ di rappresentarsi programmare e pianificare   movimenti intenzionali diretti al raggiungimento di un obiettivo. Pertanto, in alcuni casi soprattutto se presente  disturbo del linguaggio ( DFF  con DCD)  anche l’organizzazione del pensiero, intesa come capacita’ di organizzazione di un discorso può risultare deficitaria,  con conseguenze che, nel corso della crescita, tendono a manifestarsi nelle diverse aree dello sviluppo (in particolare nella  pianificazione orale e scritta) .

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COME RICONOSCERE LA DISPRASSIA

Alcune difficoltà che si riscontrano nelle persone con disprassia

  • Scrivere
  • Disegnare e colorare
  • Mantenere coordinazione ed equilibrio
  • Gestire il tempo
  • Gestire le emozioni
  • Fare sport e movimento
  • Salire e scendere le scale
  • Organizzare e pianificare impegni ed attività
  • Comunicare con facilità
  • Districarsi nelle situazioni sociali
  • Svolgere attività di vita quotidiana
  • Allacciarsi le scarpe
  • Andare in bicicletta
  • Usare forbici, posate ed altri strumenti
  • Guidare l’auto
  • Acquisire nuove abilità

METODO SABBADINI

La Dott.ssa Letizia Sabbadini, Fondatrice e Presidente dell’AIDEE, ha messo a punto il Metodo Sabbadini. Un approccio multi-sistemico, in cui la valutazione diagnostica è realizzata in base al singolo individuo ed influenza la definizione del progetto terapeutico, che è inteso “su misura”. La terapia coinvolge le persone di riferimento, in famiglia ed a scuola.

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COORDINAZIONE MOTORIO – PRASSICA: In letteratura a livello internazionale i disturbi motorio-prassici vengono definiti con il Termine DCD (Developmental Coordination Disorders). In Italia, nel termine DCD è implicito sia il DCM disturbo della coordinazione motoria che la Disprassia. E’ fondamentale però sia rispetto alla valutazione che all’intervento terapeutico, definire quali conseguenze possono avere i disturbi della coordinazione motoria in ambito prassico.

Va distinto il deficit della coordinazione motoria dalle capacità prassiche. Infatti il termine prassia ha il significato di azione finalizzata ad alto livello di integrazione di più atti motori consecutivi deputati al raggiungimento di determinati obiettivi ed implica anche la capacità di controllo ed autoregolazione durante l’azione, ovvero uno stretta correlazione con le FE.

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NEUROSENSORIALITA’: Ambito spesso non conosciuto che va monitorato dai primi giorni dello sviluppo, sia come iperneurosensorialità che come iponeurosensorialità.

Spesso abbiamo casi in cui il bambino non tollera o non recepisce adeguatamente alcuni stimoli sensoriali (uditivi, visivi, tattili, gustativi, olfattivi). Una qualsiasi patologia o evento lesionale, ostacolando, filtrando e distorcendo le informazioni deputate a mirate azioni e scambi tra l’organismo e il suo  ambiente, impedisce una corretta evoluzione delle funzioni in termini sociali ed adattivi.

In età evolutiva e soprattutto nei primi mesi ed anni di vita, alcuni deficit peculiari in diversi settori, in particolare rispetto alla qualità della percezione, possono determinare un rallentamento o delle atipie nelle principali fasi dello sviluppo della cognizione.

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COMPONENTI EMOTIVE: Aspetto fondamentale da considerare oltre agli aspetti psicologici anche in rapporto alle capacità attentive e delle FE. Un sovraccarico di tensione ed emotività influisce negativamente sulle FE e sulla capacità di auto-regolazione. Il deficit a livello del controllo delle emozioni gioca un ruolo importantissimo rispetto alle capacità attentive e di autocontrollo.
Per questo sono sempre considerati sia in valutazione che in terapia gli aspetti emotivi e il senso di autostima del soggetto che spesso cade in frustrazione se messo di fronte a compiti che sa di non riuscire a portare a termine con successo, rendendosi spesso conto dei suoi limiti e vivendo il suo problema come un handicap senza soluzione.

Il terapista nel ruolo di mediatore dei processi di apprendimento ha quindi un’importanza essenziale al recupero delle competenze del soggetto così come a volte può essere necessario l’intervento dello psicoterapeuta.

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COMPETENZE LINGUISTICHE: Rispetto al linguaggio vanno in primis verificati i prerequisiti per lo sviluppo delle abilità comunicative, in particolare il desiderio di comunicare e gli aspetti che investono la relazione con l’altro.

Nello sviluppo del linguaggio, inteso come capacità sia di comprensione che di produzione verbale, vanno distinti in ambito clinico, i ritardi del linguaggio dai DSL, Disturbi Specifici del Linguaggio e vanno considerate le diverse tipologie del disturbo.

Infatti si possono avere deficit negli aspetti formali linguistici (fonetico-fonologici e morfosintattici) e deficit negli aspetti funzionali (difficoltà narrative o deficit semantico-pragmatici, ovvero difficoltà a mantenere nel discorso una coerenza ed un buon livello contestuale).

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FUNZIONI ESECUTIVE: Le Funzioni esecutive sono quelle abilità che rendono l’individuo capace di assumere un comportamento intenzionale e promuovere azioni complesse al fine di raggiungere specifici obiettivi.

Il concetto di controllo esecutivo di azioni intenzionali si basa sui meccanismi di autoregolazione e autocontrollo (Processi di feed-back durante l’azione e a posteriori, per giungere alla rappresentazione dell’azione finalmente appresa tramite ripetuti tentativi e controlli di azioni nuove  – Sabbadini). Tale capacità rende possibile costruire ed imparare a automatizzare ed usare strategie con cui operare.

La maturazione dei processi di controllo e delle FE si sviluppa nell’infanzia e nella adolescenza, attraverso l’acquisizione graduale di esperienze e competenze diverse, anche in relazione alla progressiva
maturazione del sistema Nervoso Centrale.

DISPRASSIA E SPORT

L’attività sportiva porta su persone di qualsiasi età benefici a livello fisico ed emotivo.

Per bambini che presentano componenti disprattiche però praticare uno sport può essere un obiettivo difficile: spesso la scelta del tipo di sport è complicata o non si incontrano istruttori in grado di comprendere le difficoltà relative alla disprassia e il bambino conosce bene i suoi limiti, tuttavia non sa come affrontarli.

La motivazione nella pratica di uno sport assume un ruolo fondamentale per affrontare i limiti dati dal disturbo, tuttavia la scelta della attività sportiva migliore per un bambino varia di caso in caso ed è complicata perché:

  • si può optare per uno sport in cui il bambino si misuri costantemente con le sue difficoltà, così da creare benefici sulle caratteristiche del disturbo
  • si può scegliere uno sport in cui le difficoltà motorie sono meno importanti, in cui il bambino trovi un momento di svago, di gioco e in cui non sia in competizione con se stesso

Possibili difficoltà

È frequente un’ipersensibilità verso stimoli sensoriali, soprattutto uditivi (può accadere che il bambino non riesca a lavorare o che pianga e scappi in ambienti molto rumorosi), tattili (è frequente l’insofferenza verso le etichette degli abiti, o la difficoltà nel farsi tagliare i capelli o nel fare la doccia o nell’impegnarsi in attività in cui ci si sporca le mani o il fastidio nell’essere toccato, soprattutto a livello delle mani e della bocca), vestibolari (può essere impaurito da giochi di movimento come l’altalena o la giostra provando spesso nausea)

Problemi di equilibrio possono causare cadute frequenti e goffaggine nella deambulazione. Tali difficoltà possono generare ansia e timori portando il bambino ad evitare le competizioni.

Il disprattico necessita di tempi più lunghi di esecuzione per portare a termine il compito assegnato e di promemoria costanti per tenere a mente tutti i passi di un esercizio complesso.

E’ fondamentale mettere in contatto gli istruttori con l’equipe che segue il bambino per fare in modo che il momento dello sport diventi per il bambino un’occasione di scambio con i pari e di inclusione nel gruppo.